Je Suis
"..ho tanta fede che mi brucia..
certo chi mi vedrà dirà è un uomo di cenere,
senza accorgersi che era una rinascita." - E. Montale - |
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venerdì, 14 settembre 2007
Che strana la vita, pensai seduto al mio tavolo da lavoro; la mia mano ritmicamente pulsava sul mouse nell’intento di produrre un elaborato sufficientemente completo da poter suscitare ammirazione alla correzione della tesi, la mente totalmente occupata dall’incontro della mattina.
Mi sarò sbagliato?
Eppure mi ha guardato, e fisso negli occhi; quegli occhi così verdi e così azzurri mi hanno bloccato; non sapevo se camminare oltre o fermarmi; mi dissi che dovevo sedermi, capire se era il caso di ricambiare con un sorriso, penso di averlo fatto, credo di aver aperto meccanicamente il mio macbook davanti a lui con il fermo proposito di guardare oltre lo schermo, e farmi guardare. Sentivo dentro la voglia inspiegabile di un bacio, di un caldo abbraccio, ma era troppo bello, non poteva essere lì perché lo incontrassi, non succedono a me queste cose riflettei; scioccamente, lasciandolo lì seduto, me ne andai; andai fuori a fumare una sigaretta, a cercare qualcuno con cui parlare per distogliere il pensiero da quella visione.
Le cose succedono per caso? Forse qualcuno dirige le nostre azioni.
Quella visione mi ha seguito, ha seguito i miei passi all’esterno della biblioteca, quell’uomo con le mani michelangiolesche ha ricambiato ogni mio più ingenuo sguardo, ogni mio più intimo sorriso; non una parola.
Ci si può innamorare per un solo sguardo? Allora non lo sapevo.
Triste vederlo sparire. L’ennesima fregatura di quel maledetto periodo; in quel momento ebbi la certezza di aver perso per sempre l’occasione di innamorarmi veramente. Si, non lo conoscevo, non ci avevo parlato ma nessuno mi aveva mai guardato così, nessuno mi aveva mai fatto sentire tanto desiderato, e con un occhiata data di sfuggita. Sparito. L’unica cosa a non sparire fu la speranza, la speranza di rivederlo. Fui accontentato più presto di quanto immaginassi; l’incontro pomeridiano fu un delirio di sensi stravolti, occhi che si incrociano, sigarette prolungate fino a bruciarsi le dita, un i-pod spento e un paio di auricolari volati via, nomi che si pronunciano l’uno per l’altro. Voleva parlarmi e io non desideravo altro, come se l’unico mio scopo di vita fosse di intrattenermi con un perfetto sconosciuto e innamorarmi perdutamente di lui. Che dire..è successo.
Come fare a sussurragli tutta la mia tenerezza? Non potevo e non avrei potuto.
Per farmi perdonare ti offro un caffé. Risi di me stesso, farmi perdonare di cosa? Non avevo fatto nulla ma volevo più intimità, la volevo subito, la desideravo per sempre. Notai il suo assecondare ogni mio tentativo di avvicinamento, ne faceva anche lui, impaurito dalla situazione, terrorizzato da un possibile “ti sei sbagliato” , del resto, lo temevo anche io ma tutto procedeva e i miei sogni istantanei si facevano realtà .
Il verde dell’iride si sciolse come cera, lottai con la lingua, le parole…le mani.
Segna il mio numero, potrebbe servirti…la frase uscì incautamente e incurante dell’inopportuna presenza della donna che avrebbe potuto distruggere l’istantaneità del momento. Il dubbio; il dubbio mi lasciava senza fiato, ansimante.
Lasciai le mie azioni alle spalle, mi ritrovai solo con i pensieri invasi dall’immagine sbiadita di un incontro vicinissimo in termini di tempo ma lontano anni luce dalle mie esperienze precedenti. Confusione, incertezza e paura … dolcezza squisita e sentimenti avvolti in aura patinata: è innamoramento.
Un suono deciso , un sms , il cuore vuole sfuggire alla sua posizione, lo sento in gola; “posso essere sincero?”
Risposi di si .
Iniziò una vita da quel si; non la mia, non la sua ma una vita insieme e , avevo visto giusto, sarà per sempre.
martedì, 04 settembre 2007

Gabriella lascia la Hofburg con indosso un domino giallo per recarsi alla Società Musicale di Vienna insieme alla sua dama di compagnia.
E' il 1874 e la società di allora non avrebbe potuto comprendere; la paura di essere riconosciuta è folle, il domino cela perfettamente il suo viso ma tradisce la snella figura e il regale portamento. Si mescola tra gli ospiti, vorrebbe ballare, la sua amica e confidente le procura un cavaliere: il giovane Friederich Pacher von Theirburg.
Parlano, si conoscono, l'uomo ne è attratto e affascinato, vorrebbe che lei svelasse la sua identità, la cortesia gli viene negata. Si lasciano bruscamente, di corsa, un unico contatto: un indirizzo postale.
Il domino giallo e il giovane Pacher si scriveranno per anni, lei gli manda messaggi da tutte le tappe del suo continuo peregrinare, lo confonde; lui l'affascina ancora mediante le poesie di Heine, loro poeta preferito. Non si rividero mai più.
Pacher conservò per tutta la vita le lettere di Gabriella ma solo pochi mesi prima di morire seppe che la giovane dama in costume altri non era che Elisabetta d'Asburgo Lorena, imperatrice d'Austria e regina d'Ungheria, la bellissima Sissi sfuggita per una notte al soffocante protocollo della sua corte.
lunedì, 02 luglio 2007
"Marquis Peu-à-Peu" ,come lo chiamava re Giorgio IV d'Inghilterra,fu uomo di grande ambizione e mirabile ingegno. Peu à peu, poco a poco; in effetti così si fece grande e, dal basso, iniziò la sua scalata sociale. Figlio minore di un piccolo principe tedesco fu pedina di un progetto matrimoniale che lo vide sposo devoto della principessa Carlotta, erede al trono del Regno Unito. Questa unione lo portò a stretto contatto con affari internazionali di altissimo rilievo, essendo gli Hannover una delle casate più antiche e potenti d'Europa, che alimentarono le sue già spiccate doti politiche e la sua bramosia di potere. Ma l'uomo deve fare i conti con il destino, Carlotta muore nel 1817 senza un erede e Leopoldo, pur rimanendo in Inghilterra, rimase privo di ogni influenza sul governo e di una possibile candidatura ad una reggenza. Solo nel 1831 e dopo aver prima accettato e poi rifiutato il trono di Grecia, egli si vide offrire, quale risarcimento, la corona del Belgio divenendo Leopoldo I di Sassonia Coburgo Gotha. Re Leopoldo ci presenta nella sua vita un esempio della strana diversità delle umane ambizioni; il suo spirito corretto aspirava a tutto l'apparato della regalità. Non che egli sentisse alcuna attrattiva per il potere puro e semplice: egli voleva essere re, il capo incoronato di un popolo. Non gli bastava fare, ma gli occorreva anche essere riconosciuto,e di meno non si sarebbe potuto accontentare. La grandezza che egli sognava doveva essere circondata da tutte le condizioni convenienti. Avere il titolo di Maestà, essere cugino di sovrani,sposare una principessa di Borbone per scopi diplomatici, tenere corrispondenza con la regina d'Inghilterra ( sua nipote Vittoria), mostrarsi rigido e puntuale, fondare una dinastia, vivere sul più alto vertice una vita esemplarmente dedita al pubblico bene: ecco l'insieme dei suoi ideali e di quelli che furono in realtà i risultati da lui raggiunti. "Il Marchese poco a poco" ebbe tutto ciò che desiderava.
martedì, 26 giugno 2007
Delle sue origini si sa poco o nulla, certo è che Vannozza visse, come concubina, all'ombra del Papa più libertino, depravato e nepotista della storia di qualunque pontificato, Alessandro VI, al secolo Rodrigo Borgia; fu madre dei suoi 4 figli, Cesare, Juan, Lucrezia e Jofrè. Donna di opulenta bellezza, fu sposata a quattro uomini ricercati tra la piccola nobiltà romana dallo stesso Alessandro VI e le sue ricchezze, accumulate gestendo diverse locande di indubbia moralità erano tali da fare invidia alle casate più aristocratiche della Roma rinascimentale. Negli ultimi anni della sua vita visse di espiazione e penitenza nel tentativo di cancellare i gravi peccati commessi in gioventù. Alla sua morte fu seppellita nella chiesa di S.Maria del Popolo, ma la sua tomba fu distrutta durante il sacco di Roma da parte dei Lanzichenecchi nel 1527. Si pensa che Michelangelo abbia scolpito la sua celebre pietà dando alla Vergine le sembianze di Vannozza e al Cristo quelle del figlio Juan, ucciso presumibilmente dai sicari del fratello Cesare.
sabato, 23 giugno 2007
Gli Jusupov erano la famiglia più ricca della Russia; spesso la famiglia imperiale era loro ospite nella tenuta che possedevano in Crimea confinante con i palazzi dello zar e dei granduchi. Feliks era figlio di Zinaida Jusupova ultima discendente della stirpe Jusupov. Spinto alla perversione in giovane età dal fratello maggiore, in un periodo di vizio e dissoluzione della Pietroburgo imperiale cominciò a trarre piacere dagli abiti femminili, a entusiasmarsi per gli sguardi libidinosi degli uomini che impazzivano per la " bellissima giovane ".
Da vecchio egli stesso ricordò quando durante un ballo in maschera il re d'Inghilterra Edoardo VII l'aveva fissata continuamente con l'occhialino. E l'entusiasmo misto a terrore con cui " lei " era fuggita da una saletta privata di un risorante pietroburghese, mettendosi in salvo dagli ammiatori, senza pelliccia, con indosso solo un abito da ballo tempestato di diamanti in un gelo tremendo , su una slitta aperta. Gli furono attribuiti moltissimi flirt, tra cui una vera e propria passione per il granduca Dmitrij, cugino dello Zar. Placate queste voci sposa infine Irina, figlia di Xenia, sorella di Nicola II e qualche anno dopo passerà alla storia come l'omicida di Rasputin, adempiendo, così, alla profezia dello stesso starec : " ...zar della terra di Russia,se udirete il suono della campana che vi annuncerà che Grigorij è stato ucciso, dovete sapere questo: se sono stati i Vostri parenti che hanno causato la mia morte, allora nessuno della Vostra famiglia resterà in vita per più di due anni " . Così, in effetti, andarono le cose.
venerdì, 22 giugno 2007
Nessun altro personaggio femminile del Novecento è stato tanto diffamato e incompreso quanto Alessandra Fedorovona, consorte di Nicola II e ultima zarina di Russia. Nata Alix d'Assia-Darmstadt, nipote della regina Vittoria d'Inghilterra, salì al trono della Russia imperiale all'età di ventidue anni, moglie del sovrano più potente e ricco del mondo. Sposando Nicola aveva accettato non solo un uomo ma anche uno stile di vita, uno stile che dovette abbagliarla e allo stesso tempo incantarla; la sua esistenza quotidiana le ricordava costantemente le immense ricchezze dei Romanov. Da semplice principessa di un piccolo granducato tedesco si trasformò nell'altezzosa imperatrice di tutte le Russie, odiata dai suoi sudditi e osteggiata dai parenti del marito. Visse quasi tutti gli anni da zarina nello splendido isolamento del Palazzo di Alessandro a Carsckoe Selo, rinchiusa nei suoi claustrofobici appartamenti, vittima del suo steso fanatismo religioso e dell'influenza maligna del famigerato Rasputin che indiscriminatamente potè così disporre delle sorti della Russia imperiale. Due persone distinte in Alessandra, la prima è una donna, una madre e una sposa che dà consigli discutibili su questioni non propriamente di sua competenza; la seconda si rivela subito dopo l'abdicazione dello Zar: attraverso umiliazioni, e una costante paura, percorrendo un cammino di tribolazioni, finisce nello scantinato di casa Ipat'ev. La tragica fanciullezza, la felice vita matrimoniale, la terribile malattia del figlio, l'isolamento dalla società, il rapporto con Rasputin e, infine, la morte atroce; la vita di un imperatrice, di una donna che avrebbe mutato il corso della storia.
lunedì, 18 giugno 2007
Luigi II,dell’antica casata Wittelsbach, venne alla luce in un mondo di lussi e privilegi e fu allevato in uno splendido isolamento. Quando all’età di diciotto anni salì al trono di Baviera era un bellissimo giovane che conquistò il cuore dei suoi sudditi e alimentò le speranze di un regno glorioso. Ventidue anni dopo, lo splendido adone era diventato un misantropo, grasso e gonfio, che si celava agli sguardi indagatori della sua corte e dei suoi sudditi rinchiudendosi in un succedersi di castelli sempre più fantastici. Alcuni membri della sua famiglia e del governo, nutrendo timori per la solidità finanziaria del trono e la stabilità politica della Baviera, si coalizzarono per deporlo con un colpo di stato. Il giorno dopo la sua forzata deposizione, il suo cadavere venne ritrovato galleggiante fra le canne lungo le rive del lago di Starnberg, nelle vicinanze di Monaco.
Ludwig visse isolato dal mondo che lo circondava. Allevato senza calore e senza affetto, crescendo divenne un giovane carente sotto il profilo emotivo; nella sua solitudine trovava conforto nei fantastici racconti della vita alla corte di Luigi XIV a Versailles, nei miti degli antichi dèi, nelle cupe leggende teutoniche, ed in un mondo di sogni. Detestava a tal punto il proprio secolo, il XIX, e l’ambiente che lo circondava, che cercava volutamente rifugio in un mondo meno avverso, pieno di castelli e palazzi di granito e di marmo, in cui poter rivivere le glorie dei secoli passati, popolati dai fantasmi di Parsifal e di Lohengrin, di Luigi XIV e di Maria Antonietta. Attraverso i drammi musicali di Richard Wagner riusciva a fuggire, sia pure brevemente, in un luogo e in un tempo ed un tempo in cui si sentiva veramente accettato, in un epoca di cavalleria e splendide fanciulle, di eroici cavalieri e e di leggi d’ispirazione divina. Tutto ciò che lo circondava lo spingeva sempre più a rinchiudersi in quest’esistenza immaginaria. Incompreso e solo, vittima delle circostanze e del suo stesso carattere, cercò sollievo nel suo mondo fantastico, nelle corse notturne attraverso le oscure foreste della Baviera, nelle segrete avventure romantiche con una serie di stallieri e soldati. Fu oggetto di maldicenze, fu chiamato pazzo, fu vittima di complotti e di tradimenti, e tutto questo perché si era rifiutato di sottomettersi alle convenienze, di vivere la propria vita secondo quanto gli altri si aspettavano.
venerdì, 15 giugno 2007

Tutto Questo Succede Perchè La Mia Vita Era Finita, Non Aveva Più Senso, Ero Morto.Tre Mesi Fa Sono Rinato..Io Non Mi Ero Reso Conto Di Nulla, Non Ero Felice, Non Amavo, Non C'era Nulla Di Vivo In Me, Ero Nessuno.Tre Mesi Fa Ho Cominciato Ad Essere Felice, Ad Amare, a Vivere... Tutto Grazie Ad Una Persona..Grazie Ad Uno Spirito Che Mi Possiede Oggi,E che Vede Tutto Quello Che Sono...Che Riesce a Vedere Più Al Di Là Di Chiunque Altro, Che Riesce A Raggiungere La Profondità Della Mia Anima....Che Mi Tiene In Piedi...Devo Dire Grazie A questo Essere..Devo Chiedere Scusa a quest'anima..Devo fare Tutto Per l'essere Fisico e Spirituale Che è.....Ma sinceramente,Devo Principalmente La Mia Salvezza All'Entità Che Mi Dà Vita.
Oggi Scrivo Questo..Domani Scriverò di Personaggi E di Aneddoti...Poi Forse Scriverò Di Un Anima...Ma scrivo Per Chi MI AMA E Per Chi AMO...
Grazie F. Devo Tutta La Mia Vita A Te...Ed è TUA. TI AMO.
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